Michael Jackson's L.O.V.E. Believers

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    [FAN FICTION] Un amore Londinese

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    Serena AnnieJam

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    [FAN FICTION] Un amore Londinese

    Messaggio  Serena AnnieJam il Mer Nov 11, 2009 6:40 pm

    Qui posto la mia FF ancora in corso d'opera.


    Londra, 1991

    15 settembre 1991
    Caro diario,
    oggi ho finalmente iniziato il corso di perfezionamento canoro in Accademia.
    E' stata una giornata stressante e piena ma sono felice. Tutto è piacevolmente nuovo per me e questo mi da' ancor più voglia di studiare.
    Ho scoperto, con mia grande sorpresa, che le lezioni si svolgono in modo piuttosto insolito. Pare infatti che si tengano nel teatro minore dell'Accademia e che le lezioni siano aperte al pubblico. "Ci si deve abituare alla presenza di spettatori o finirete per cantare benissimo, sì, ma di fronte ad uno specchio in camera", queste le parole dell'insegnante. Dicono che spesso ci capitino figure di rilievo in cerca di giovani artisti che possano fare i coristi o gli accompagnatori in caso di duetti! Non è meraviglioso?
    Certo, certo, non devo esaltarmi troppo, però non si sa mai, no??

    8 novembre 1991
    Caro e abbandonato diario,
    non essere furioso con me! Lo so, lo so, avrei dovuto aggiornarti prima ma in questi due mesi non ho avuto nemmeno il tempo di respirare e per di più, te lo confesso, non sapevo dove ti avevo cacciato! Ti ho ritrovato solo ora sotto il materasso, devo ancora capire come tu possa esserci finito.
    Comunque, non ho grandi novità.. mi limiterò a raccontarti la lezione di ieri che mi ha incuriosita.
    E' venerdì pomeriggio e quindi, come al solito, ho lezione singola di canto con il mio insegnante. Dio, è un uomo così affascinante! Ogni volta è una tragedia, per me.. non so come ma riesco sempre a fare una pessima figura e probabilmente nemmeno oggi me la potrò risparmiare.
    Lui entra nel teatro e iniziamo la lezione. Decido di impegnarmi nonostante la stanchezza ed inizio a cantare. La canzone è Woman in Love. Difficilissima ma tremendamente bella.
    Mentre canto l'occhio mi cade sulla sala, curioso di vedere se ho qualche spettatore. Ed effettivamente qualcuno c'è, sì. Sono due persone, sedute in terza fila, non sono sicura che siano le uniche ma l'oscurità in cui è calata la platea dalla quinta fila in poi non mi permette di vedere oltre. Due uomini, uno di colore e con grandi spalle, l'altro di mezza età, un borsalino sulla testa, occhiali scuri e una barba bianca incolta che gli copre il viso, mi stanno fissando. L'uomo più anziano sembra rapito dalla mia voce perchè ad ogni pausa non fa altro che applaudire compiaciuto, restando comunque molto discreto.
    Al termine della lezione i due se ne vanno in modo frettoloso.

    10 novembre 1991
    Caro diario,
    E' domenica mattina e ho un po' di tempo da dedicarti.
    Sono stati due mesi intensi, come ti dicevo. Le lezioni procedono frenetiche e io tento di destreggiarmi fra canto, le lezioni di danza, la casa - ormai sempre più disordinata - e quel poco di tempo che mi rimane lo passo a dormire, da bravo ghiro quale sono.
    Ieri però è stata una giornata curiosa, ho fatto un'interessantissima conoscenza. Vorrei urlarti il nome, so che lo ricollegheresti subito a LUI, ma non vorrei illudermi. Meglio restare con i piedi per terra.
    Dunque, ecco come sono andate le cose.
    Sono circa le 16,00 di sabato pomeriggio e sto uscendo da un negozio bellissimo a cui ho lasciato una cifra assurda quando, davanti ai miei occhi, probabilmente pronta ad entrare in quello stesso negozio, ecco che vedo Karen Faye. Io sono agitatissima, quasi non connetto più, nella mia mente solo una cosa : .
    Lei mi guarda per un istante, poi sorridendo mi dice "Scusi, posso chiederle se lei studia in Accademia? Mi pare proprio di averla vista alcuni giorni fa, sa, ci vado spesso, adoro la musica e questo è un altro modo di coltivare questa mia passiva passione."
    Io sono incredula, Karen Faye mi ha rivolto la parola per prima e sa anche chi sono?
    "Sì, studio presso l'Accademia. Piacere signora Faye, il mio nome è Serena. E' strano per me che sia lei a rivolgermi la parola, ma mi fa molto piacere" rispondo in un inglese più che sciolto. Vorrei chiederle quando mi ha sentita perchè non l'ho mai vista alle mie lezioni ma non lo faccio. Chi se ne importa?
    "Piacere mio, Serena. Senti scusa, - posso darti del tu, vero? - ecco io ora sono di fretta ma se mi lasci il numero di cellulare un giorno potrei chiamarti per bere qualcosa insieme, se ti va. Può sembrarti strana la cosa forse, spero accetterai."
    "Ce..certamente! Più che volentieri" Le lascio il mio numero e lei sparisce nel negozio. Ora attendo una sua telefonata. No dico, chissà di cosa vorrà parlare. Io però non posso farne a meno di chiederglielo. Cavolo, lavora con ! Michael Jackson! lei potrà farmelo incontrare.. Potrà, non è vero?

    24 novembre 1991
    Caro diario,
    non rispondo più di me stessa.
    Sto impazzendo perchè ieri mi è successa una cosa splendida, tanto bella da essere difficile da immaginare anche nel sogno più bello.
    Ricordi l'episodio di Karen?
    Beh, ecco, preparati.
    Sono le 9,30 di mattina e il mio cellulare suona, svegliandomi. Maledico me stessa per non aver messo il silenzioso e, tra un "cretina che sono" e una botta contro lo spigolo del mobile arrivo a rispondere.
    "Buongiorno Serena, sono Karen. Ti disturbo?"
    "Karen? Buongiorno, no no, non disturba affatto, anzi, mi fa piacere sentirla, mi dica pure", certo che mi disturbi, penso io, ma come altro avrei potuto risponderle?
    "Volevo sapere se oggi ti andrebbe, nel pomeriggio, di andare a bere qualcosa insieme"
    "Oh, certo, più che volentieri. Mi dica ora e posto e mi farò trovare."
    "Non c'è bisogno che ti sposti, ti manderò una limo davanti casa. Dimmi solo dove alloggi, non accetto rifiuti!"
    "Abito in Oxford Street, al 25"
    "Perfetto, fatti trovare pronta per le 18,00. E dammi del tu! Buona giornata cara Serena"
    "Buona giornata anche a te, Karen. Grazie di tutto"
    Nel mio cervello si accende una spia luminosa d'emergenza. Dove andrò? Cosa dovrò indossare? Perchè vuole vedermi? Sto andando in tilt e decido di procedere con un problema alla volta.
    Scelgo in fretta i vestiti, opto per un pantalone nero stretto, una bellissima camicia bianca e un paio di decollete neri. Look adatto ad ogni occasione.
    Dopo aver pulito la casa e aver letto un po' mi accorgo che sono già le 16,00 e mi preparo. Alle 18,00, puntuale come un orologio svizzero, arriva davanti a casa mia una limo. Un uomo di colore che lì per lì non riconosco ma che mi sembra di aver già visto, mi apre la portiera e, dopo essere tornato al posto di guida, mi porta a destinazione.
    Scendo davanti ad un lussuosissimo albergo, di Karen nemmeno l'ombra.
    L'autista scende con me e mi dice di entrare nell'albergo, lì mi sta aspettando una persona.
    Un ragazzo sulla trentina vestito di tutto punto mi dice "Buongiorno signorina, prego, mi segua". Insieme prendiamo l'ascensore che ci conduce fino all'ultimo piano dell'albergo, dove si trovano le stanze presidenziali.
    Usciti dall'ascensore camminiamo lungo un corridio e ci fermiamo solo davanti alla stanza numero 1164.
    "Il signor Jackson la sta aspettando, entri pure."

    Cosa?? Il mio cervello si spegne per un istante. Non so cosa devo pensare e mi sento presa in giro."il signor Jackson" ha detto.. Sì dai e chi ci crede? Poi, Michael Jackson aspetta me? Un'altra inversione di ruolo.
    Il ragazzo apre la porta della suite con un chiave ed io, convinta di trovarmi nel mezzo di uno scherzo, entro disinvolta nella sala. "Sicuramente Karen avrà voluto farmi sobbalzare, ridendo un po' di me!" penso. Mai supposizione fu più sbagliata.
    Mi ritrovo in una sala enorme, arredata nelle tonalità del rosso e dell'oro, invasa da rose profumatissime, in sottofondo La Moldava di Smetana e.. sì, dall'altra parte della stanza un uomo magro, alto, con lunghi riccioli neri ed una camicia rossa mi da' le spalle, intento a guardare in strada attraverso una grande finestra. Appena la porta si richiude dietro di me Michael si gira e mi sorride.
    Sta camminando verso di me con le braccia aperte ed in quel momento il tempo per me si ferma.
    Cosa mi sta succedendo? Sono in una stanza con Michael. Siamo solo noi due. E lui è così bello, dio se è bello! Quel sorriso disarmante e quell'incedere così lento ed elegante mi rapiscono, sono stregata dalla sua presenza. Non so cosa farò una volta che mi avrà raggiunta.
    L'orologio della vita ritorna a scandire il tempo nel momento in cui Michael si ferma davanti a me. Mi abbraccia e mi dice "Piacere di conoscerti, Serena. So che probabilmente avrai un po' di confusione in testa, permettimi di spiegarti come stanno le cose. Spero non sia un fastidio."
    Inaspettatamente anche per me riesco a tenere sotto controllo la mia felicità ed il mio imbarazzo - non voglio risultare pazza ai suoi occhi - e rispondo "Io.. Beh, come potrebbe darmi fastidio? Cielo, non pensarlo nemmeno. Mi mette a disagio che tu possa credere una cosa simile. E' davvero un sogno."
    Lui mi sorride di nuovo e, di nuovo, il mio cuore sobbalza.
    Penso che vorrei riprendere la scena per poter provare a me stessa che tutto ciò sta accadendo veramente e che non è solo frutto dell'immaginazione più sfrenata.
    Michael mi spiega nel dettaglio tutta la situazione. Mi dice che quel vecchietto con occhiali e borsalino quel giorno in teatro era lui che si era camuffato per non essere assalito dai fans. Dice che era alla ricerca di qualche nuovo talento e che era rimasto particolarmente colpito da me ma che, per non destare sospetti, non si era informato sulla mia identità. Pensava che non mi avrebbe rivista presto quando Karen, al corrente del fatto ( era presente anche lei in teatro e Michael le aveva più volte accennato al suo interesse per la mia voce ) lo aveva avvertito di avermi incontrata in un negozio. L'incontro era stato organizzato da lei.
    "Ah.." Non so dire altro. Ma dico io, si può che non faccio altro che parlare a sproposito e, proprio quando un paio di paroline mi servirebbero, ecco che spariscono? Evidentemente sì, si può.
    Lui sembra divertito dalla situazione ma anche piuttosto imbarazzato. Fino a quel momento mi era parso sicuro di sè ma cercando il suo sguardo, noto, con poco piacere, che lui tenta di fuggire il mio.
    La Moldava finisce e, dopo qualche secondo di pausa, inizia una canzone capace di farmi rabbrividire ogni volta, Take my breath away.
    "Oh Michael, adoro questa canzone!"
    "Davvero? Anche a me piace molto.
    Senti, vorrei parlarti del motivo per cui ti ho fatta venire qui.."
    "Certo, dimmi pure tutto.. non sono sicura di essere ricettiva, al momento, ma ti ascolto!" Ride.
    "Sarò breve. Non mi piacciono molto i discorsi, sai.
    La proposta che ti faccio è questa : che ne dici di seguirmi come corista femminile nelle date europee del mio tour?"
    "COSA??" - oddio ma sono scema? Ho appena urlato in faccia a Michael- penso.
    "Cioè..volevo dire.. sarebbe fantastico! Sì, sarebbe davvero fantastico. Mamma mia, dammi un pizzico perché inizio a pensare che questo sia davvero troppo per essere vero!"
    "Ahah, no, un pizzico non te lo do', però fidati che è tutto vero.
    Se la tua risposta è sì - il che mi riempie di gioia - ti informo che le prove inizieranno tra 4 giorni all'Arena. Alle 14,00."
    "Ci sarò, contaci. Michael, come posso ringraziarti?"
    "L'hai appena fatto accettando."
    Guardo l'orologio. E' tardissimo! Domani ho lezione e io devo ancora terminare gli esercizi. Come dire a Michael che devo lasciarlo?
    Semplice, non serve. Sembra che si sia accorto dell'espressione sul mio volto.
    "Oh.. immagino dovrai andare, ora. Scusami, ti ho trattenuta fin troppo rubando tempo ai tuoi impegni. Scusami davvero."
    "Non scherzare. Devo solo dirti grazie. Grazie. Grazie ancora."
    Mi abbraccia di nuovo e poi, spostandomi dolcemente un ciuffo di capelli dalla guancia.. mi sfiora il viso con le sue labbra. Sono così calde, morbide..
    "A presto" dico e, nascondendomi un po' il volto, sprofondato nel più evidente rossore ed imbarazzo, esco dalla stanza.

    29 novembre 1991
    Caro diario,
    ieri è stato il primo giorno di prove e.. aiuto, ho così tanti pensieri per la testa, così tante cose da raccontarti.. non so più cosa pensare!
    Vorrei raccontarti tutto dall'inizio ma ci vorrebbe una giornata intera ed io sono stanchissima, inizierò dunque il mio racconto dal momento in cui le prove hanno avuto inizio.
    Sono circa le 14,30 quando tutto comincia. Michael è sul palco, io lo sto guardando seduta in prima fila. Tutti i tecnici e i responsabili sono al lavoro e lui sta cantando. La prima canzone è Dangerous quindi io non sono richiesta.
    Io e Michael non ci siamo nemmeno salutati perchè quando sono arrivata in sala lui stava già provando e di certo non interromperà la canzone per me.
    "The girl was bad, the girl was dangerous" dio, nel cantare queste parole è così sensuale, un pensiero indecente mi sfiora. - Mah Serena, ti sembrano cose a cui pensare? Povero Michael, se solo sapesse che ti vengono in mente certe cose..- penso ridacchiando fra me e me.
    Canta, canta e balla. E lo fa davvero divinamente. Guardarlo e ascoltarlo così da vicino è un'esperienza magica. E' bellissimo vedere quanto tutto ciò gli venga naturale. Sembra davvero a casa sua.
    La canzone finisce.. Michael mi guarda, mi sorride e mi saluta con la mano. Sto per ricambiare il saluto ma lui mi precede e si precipita giù dalle scale con agilità, senza perdere in eleganza, e mi getta le braccia al collo..
    "Ciao Serena! Che bello vederti! Ora tocca a te, sai? C'è I Just Can't Stop Loving You"
    Questa volta, nel salutarlo, sono io a dargli un bacio sulla guancia e con un grande sorriso gli dico "Agitatissima ma pronta!"
    Mi prende la mano e mi trascina sul palco.
    Il pezzo inizia e cantiamo. Ci metto tutta me stessa e nel cantare quelle parole penso a lui.
    Michael invece, strano a dirsi, prende una stecca e io ammutolisco. Ci guardiamo per un secondo negli occhi e poi scoppiamo a ridere. La sua risata è così contagiosa! Farebbe passare il cattivo umore a chiunque!
    Riprendiamo a cantare ed io canto con tutta me stessa. La cosa funziona, alla fine Michael non fa altro che complimentarsi con me.
    "Sei stata davvero brava, bravissima. Sarà splendido cantare con te, sono contento."
    Le prove durano per circa 4 ore ma, tra una cosa e l'altra, io non canto più. Sarà per domani. Per fortuna le lezioni di canto ormai sono sempre al mattino! Non vedo l'ora che finiscano..
    Comunque, tornando al racconto.. nonostante non ci sia più bisogno di me io attendo fino alla fine. Michael è ipnotico, non smetterei mai di guardarlo mentre si esibisce, anche solo durante le prove l'energia e la precisione che ci mette - stecca di prima a parte - sono pari a quelle che ha sul palco, di fronte a migliaia di fans impazziti e urlanti.
    Quando finisce, sfinito ma soddisfatto, scende dal palco e io lo raggiungo.
    Non riesco a trattenermi e, guardandolo fisso e con aria di sfida mi lancio in un "he-hee" attengiandomi come se fossi lui. Michael non riesce a trattenersi e scoppia in una risata fragorosa.
    "Ahahah oddio sei fantastica! Fallo di nuovo! Ti prego!"
    E' assurdo, continua a ridere e si stringe la pancia, piegato in due.
    "Scusa Serena, è che hai fatto una faccia indescrivibile. Fantastico!"
    Quando finalmente riesce a smettere sembra sia arrivata l'ora di lasciare l'Arena. Le luci iniziano a spegnersi e tutti sono nei camerini a cambiarsi. Solo io e Michael siamo rimasti sotto al palco.
    "Allora.. io vado, ci.. ci vediamo domani. Stessa ora, stesso posto."
    "Senti io mi stavo chiedendo se..No nulla, lascia stare. A domani Serena, buona serata."
    "No Michael, dimmi. Cosa stavi per chiedermi? Ti prego non farmi insistere, sono curiosa."
    "Pensavo che... vorrei che tu venissi a cena con me, stasera. Mi piacerebbe poter stare in tua compagnia al di fuori delle prove"
    "Sì, verrò."
    "Davvero? Verrai? Allora preparati per le 21,00. A più tardi dolce Serena."
    Un altro bacio sulla mia guancia, un abbraccio rubato e corre nel camerino.

    Rientro a casa alle 19,30. Solo un'ora e mezza alla cena.
    Devo fare in fretta, non posso certo essere in ritardo! Lascio la borsa ed il cappotto per terra, mi sfilo le scarpe mentre cammino verso il bagno.. apro l'acqua della vasca e, mentre attendo che questa si riempia, cerco qualcosa di adatto per la serata.
    Panico! La scelta del vestito è sempre un trauma. Ne provo uno, poi un altro.. forse un paio di pantaloni? No, meglio un vestito.. controllo l'acqua.. è ancora a metà.. Cerco nell'armadio, frugo, tiro calci contro il muro.. poi lo trovo! Eccolo, mi sembrava di avere qualcosa di consono.
    E' un abito color panna in pieno stile anni 50.. con una cintura nera in vita.. fa un po' M. Monroe. Mi piace come mi sta, non assomiglio certo ad uno di quei manichini senza forme.
    Oddio la vasca! Mi faccio un bagno, poi, rilassata, mi preparo, per ultimo il vestito.
    Alle 20,55 sono pronta. Pochi minuti dopo ecco la limo, questa volta niente sorprese, so dove mi sta portando.
    Ci fermiamo davanti all'albergo dove alloggia Michael, l'autista mi apre la portiera ed io mi incammino all'interno. Il solito ragazzo mi accompagna fino alla porta della stanza. Entro con il cuore in gola.
    "Sei qui! Sei splendida, con quel vestito." Felicissima ed imbarazzata rispondo "Grazie Michael."
    Mi conduce, stringendo la mia mano nella sua, attraverso la grande sala e apre l'enorme porta finestra.. Scopro una terrazza immensa, protetta da una struttura con ampie vetrate.. al centro c'è un tavolo apparecchiato al lume di alcune candele. E' tutto così romantico! La serata è dalla nostra parte, la luna ' piena e il cielo è stellato ma il clima londinese, si sa, cambia in fretta.
    Michael mi sposta la sedia perchè io possa sedermi. Che gentiluomo!
    Poi suona un telefono.. quello della suite. Lui corre a rispondere ed io, attraverso il vetro, tento di sentire qualcosa - anche se so che dovrei farmi gli affari miei - ma purtroppo non riesco a capire nemmeno una parola. Vedo però che l'espressione sul volto di Michael sta cambiando e non sono tranquilla.
    Quando riattacca il telefono sembra piuttosto scosso e, gesticolando in modo strano, corre verso di me.
    "Serena.. scusami, ti prego di scusarmi ma devo abbandonarti. Mia madre, mentre era a Parigi, si è sentita poco bene.. Spero tu possa capirmi.. Devo correre da lei. Ho un jet privato che mi sta aspettando. Vorrei dirti di venire con me ma la situazione non sarà delle migliori. Nulla di grave, a quanto dicono i medici, ma vorrei starle vicino e potermene assicurare di persona."
    "Dici davvero? Oh Michael mi spiace.. io.. non c'è problema, vai pure.. non preoccuparti per me."
    Nel dire queste parole non posso però fare a meno di provare un grande dispiacere. Michael non ha tempo per me e, sfiorandomi la mano con le labbra, mi dice "Grazie per aver capito. Ci vedremo presto, se ancora ne avrai voglia. Attendi pure qui, un'autista ti porterà a casa."
    Detto questo sparisce lasciando ogni cosa in albergo. Me compresa, ovviamente.

    1 dicembre 1991
    Caro diario,
    sono distrutta. E' notte fonda ma non riesco a dormire.
    Le lezioni per fortuna sono finite e non riprenderanno prima di gennaio, così posso permettermi di dedicarti qualche ora nottuna.
    Michael non si è più fatto sentire, e la cosa mi dispiace.. però ho sentito Karen proprio qualche ora fa e mi ha assicurato che Katherine sta meglio e che Michael tornerà in città domani. So che resterà qui fino a metà dicembre..
    Ho una notizia per me orribile. Mi è stato comunicato che le prove del tour sono state cancellate, almeno per ora. Non ci sono state date spiegazioni in proposito e spero davvero di averne da Michael, sempre che si faccia sentire.
    Ora ti lascio, gli occhi mi si chiudono e io devo andare..

    4 dicembre 1991
    Caro diario,
    Michael mi ha chiamata questa mattina.
    A quanto pare gli americani non amano dormire fino a tardi al mattino e pensano che nemmeno gli altri abbiano voglia di risposare.. ma a lui potrei perdonare ogni cosa.
    Sono le 10 del mattino quando squilla il telefono e la scena è più o meno sempre la stessa.. arrivo al telefono e rispondo con voce addormentatissima
    "Pronto.. chi parla?"
    "Sono Michael.. stavi dormendo?"
    "No, no.. cioè, sì. Stavo dormendo! Ma non preoccuparti, tra poco mi sarei alzata comunque" - mento spudoratamente, avrei dormito altre 12 ore se tu non mi avessi chiamata.. ma sono più contenta così - penso, " Dimmi tutto.. ah, prima.. tua mamma come sta? Spero bene.. Karen mi ha rassicurata qualche giorno fa in proposito.."
    "Oh Serena, sei un tesoro a chiedermelo.. sta più che bene. Io sono tornato a Londra e vorrei davvero farmi perdonare per la scorsa settimana.. me lo concedi?"
    "Assolutamente sì. Però, ad una condizione.."
    "Tutto quello che vuoi!"
    "Che sia io ad organizzare la serata."
    "Ma.. io.. in verità avevo già organizzato una cosa.."
    "Prendere o lasciare Michael!"
    "Ok, va bene, ci sto.. dopo domani sera può andare?"
    "E' perfetto.. buona giornata"
    "Buona giornata anche a te.. un bacio dolce Serena.."
    Così si è conclusa la telefonata.
    Comunque... Ho un'idea carinissima! Spero possa piacere anche a lui.
    Penso a lui così spesso.. Eppure non abbiamo mai passato molto tempo insieme. E' strano, per me.. ma mi ha rapita. Ha rapito il mio cuore.. Magari rapisse anche me! Vorrei che mi portasse via con lui.. Ieri notte l'ho anche sognato, sai?
    Solo parlarne mi fa venire i brividi..
    Ora ti lascio.. ti aggiornerò subito dopo la serata con quel dolce uomo..
    Augurami buona fortuna, mio caro e taciturno amico..

    5 dicembre 1991
    Caro diario,
    mai sentito parlare delle pulizie di primavera a dicembre?? No? Beh, io le sto facendo proprio ora.
    La casa era impresentabile e voglio tirarla a lucido..
    Passavo giusto per un salutino!
    A presto..

    7 dicembre 1991
    Caro diario,
    sono sempre più confusa.
    Io e Michael ci siamo visti ieri e abbiamo passato una serata splendida.
    Tutto è organizzato per le 20,00. Per l'occasione mi sono concessa un abito splendido, piuttosto costoso, ma avevo deciso che ne sarebbe valsa assolutamente la pena.
    Alle 19,30 una limousine arriva davanti a casa mia.. salgo e partiamo. Ci fermiamo davanti all'hotel di Michael e, dopo aver atteso qualche minuto, lo vedo scendere e dirigersi verso l'auto. E' divino. Quasi non ci credo.
    Un elegantissimo completo scuro, con la cravatta e l'immancabile cappello che nasconde molti dei suoi riccioli neri. Solo alcuni gli cadono elegantemente sulle spalle. Tutto in lui è così fine, sensuale...
    Gli viene aperta la portiera della macchina e si siede accanto a me. Ci guardiamo per qualche secondo, senza parlare.. "Non vedevo l'ora di vederti" mi dice, io sorrido e gli do' un piccolo e furtivo bacio sulla guancia.
    Mi sento in paradiso.. la sua sola presenza mi riempie e sembra che io non abbia bisogno d'altro.
    Nell'auto il silenzio regna sovrano ma non c'è imbarazzo. Ogni tanto ci guardiamo negli occhi e sappiamo tutti e due che vorremmo dirci tante cose.. però non lo facciamo.
    Vorrei chiedergli spiegazioni riguardo alle prove poi penso che non voglio rovinare quella strana atmosfera..
    Alla fine è Michael a parlare per primo: "Dove stiamo andando? Sono curioso.. davvero curioso!"
    "E' una sorpresa.. manca poco." Lui fa gli occhioni dolci, come quelli un bimbo.. spera di convincermi. Io però non cedo e lui ridacchia "Niente, con te non funziona!"
    "Ah perchè, con le altre ragazze funziona?"
    "No oddio.. non intendevo dire quello.." sembra dispiaciuto.. "Michael sto scherzando, tranquillo.."
    E' così sensibile e premuroso.. ha sempre paura di offendere qualcuno o di sbagliare qualcosa..
    Finalmente arriviamo..
    Mi volto verso di lui e gli dico "Questa sera voglio che tu sia Michael. Michael e basta."

    La limousine si ferma in Oxford Street, al numero 25. Sì, è casa mia.
    Michael non lo sa, quelle volte in cui ha mandato una limo sotto casa mia, l'indirizzo era stato dato da Karen all'autista.
    "Dove siamo? Cioè.. so dove siamo, è Oxford Street.. ma come mai siamo qui?"
    "Non volevo te ne accorgessi prima di arrivare.. anche per questo mi sono messa questo vestito!"
    "Serena non capisco.. che posto è?"
    L'autista scende e ci apre la portiera. Io afferro la mano di Michael e scendiamo dall'auto. Prendo le chiavi di casa che ho nella pochette e allora lui capisce.
    "Questa è casa tua? E' davvero casa tua?"
    Non rispondo, gli sorrido semplicemente e lo trascino fino alla porta.
    Apro la porta e accendo la luce.
    "Certo, non è Neverland.. ma io ci sto così bene, qui.."
    Michael si porta le mani davanti alla bocca e mi guarda stupito. "E' bellissima! L'hai arredata tu?
    Solo.. io non capisco.. come mai siamo qui? Non fraintendere.. sono felice.."
    "Siamo Serena e Michael, due buoni amici, che stasera guarderanno un film insieme sdraiati sul divano sotto le coperte, mangiando schifezze. Niente Michael Jackson, niente etichette, niente di niente."
    "Sei fantastica. Non ho parole.." Sembra quasi stia per piangere allora rompo nuovamente il silenzio: "Oh beh, dovremmo cambiarci! Mica possiamo stare così agghindati in casa..Mi metto qualcosa di più comodo!
    Ah, a proposito.." - corro in camera e torno con un grosso pacco regalo - "questo è per te. Non è niente di che, solo qualcosa che ti faccia sentire più libero.. qualcosa di più adatto a casa mia!"
    "No Serena, non posso accettarlo. Un regalo a me? Dio.. dovrei essere io a fare regali a te.. ti prego, non chiedermi di accettarlo."
    "Michael ma scherziamo? Aprilo e indossalo, è una sciocchezza, un gesto simbolico."
    Lo zittisco e lui fa ciò che gli chiedo. Io intanto mi cambio nella mia stanza. Una felpa e un paio di pantaloni sono sempre i migliori. Quando arrivo in sala noto con piacere che anche lui si è già cambiato.
    Michael in tuta è qualcosa di indescrivibile. Ed è ancora più incredibile vedere come, anche con questa addosso, riesca ad essere tanto elegante.
    Sta sorridendo, è felice.
    "Mi sento tanto strano in questa situazione.."
    "Ti ci abituerai presto, vedrai.. tuta, film, coperta e schifezze è uno dei mix che più adoro.."
    Il film è Edward Scissorhands.. mi aveva detto di non averlo mai visto, e questa per me è una grave mancanza!
    Inserisco la cassetta nel videoregistratore, mi siedo accanto a lui e copro entrambi con la mia coperta preferita.
    "Michael però non stare seduto così, sembri ingessato! Svaccati un po'! Sdraiati.. mettiti comodo. Se vuoi mettimi pure i piedi in faccia."
    Non avessi mai pronunciato queste ultime parole...
    Sorprendendomi e prendendomi del tutto alla sprovvista Michael mi punta i piedi in faccia e io scoppio a ridere "aaaah anche a Michael Jackson puzzano i piedi!!!" Lui inizia a ridere come un matto. Si piega in due e gli scende anche qualche lacrima.. nelle brevi pause riesce a farfugliare qualcosa "oddioo non respiroo" mi sembra di capire.. "Michael ti stai soffocando a furia di ridere! Calmati..calmati.." ok, il peggio sembra passato.
    Torniamo a guardare il film.. ed io, prendendo coraggio, mi avvicino a lui e appoggio la mia testa sulla sua spalla. Sento il calore del suo corpo e un brivido mi corre lungo la schiena. "E' tutto perfetto" penso..

    E' davvero tutto perfetto.
    Michael sta guardando il film ma sento che non gli presta attenzione. Nemmeno io, del resto.
    Restiamo così per qualche minuto.. poi Michael sfiora il mio viso con una mano.. una carezza, dolce, tenera. Mi passa un dito sul labbro inferiore e, voltandosi appena, mi bacia la fronte.
    Non resisto più, alzo la testa e lo guardo negli occhi. Una lacrima mi segna il viso. Il cuore batte così forte che quasi sembra uscirmi dal petto. Le nostre labbra sono ormai a pochi centrimenti di distanza.. una sua mano dietro al mio collo, con l'altra mi asciuga il viso..le bocche si sfiorano..sento il suo respiro, caldo..disarmante.. e poi, finalmente, arriva. Il nostro primo bacio. Mi sembra il primo, come se non avessi mai baciato nessuno prima.
    Ci baciamo a lungo nel modo più innocente e dolce. Ho come la paura di rovinarlo, nel baciarlo.. lui continua ad accarezzarmi il viso.. lo tiene fra le sue mani.. poi, a fatica, mi allontano..

    ...tutti parlano del bacio perfetto. Ecco, ora cosa cos'è.
    Sorridiamo e ci abbracciamo.. tornando al film.
    Nella mia testa c'è una confusione di emozioni tale da non farmi capire più nulla e le immagini che passano sullo schermo vengono sostituite dal volto di Michael.
    Tutto ciò che fino a poche ore fa mi sembrava impossibile avere ora è fra le mie braccia.
    "Dolcezza, vorrei dirti che questo film mi è piaciuto ma non ci ho capito niente." ridacchia. In tono ironico e ammicando un po' "Beh Michael, io organizzo una cosa del genere per te e tu non le presti attenzione? No ma grazie.. chissà che avrai avuto da fare di così importante da far passare Edward in secondo piano...!"
    "Mmmh, fammici pensare... Ah, ecco! Stavo facendo più o meno questo" e, così dicendo, mi cinge un fianco con una mano e mi bacia con forza e passione.
    Michael è un concentrato di passionalità e virilità ma, vista la sua timidezza e la sua riservatezza, questo gesto mi sorprende.
    "Questo tuo lato davvero non lo conoscevo.." gli dico.
    Lui sembra subito diventare più serio. "Scusa.. io davvero non mi sono mai comportato così con una donna. E' solo che tu.. non lo so, sai mettermi così a mio agio. E' così semplice e bello starti accanto. Posso finalmente essere me stesso perchè mi capisci. Scusami se ho esagerato."
    "Scusarti? Michael non devi chiedere scusa. Questo bacio è stata la cosa migliore che potessi chiedere.
    Dio, non sai quante volte l'ho sognato, anche ad occhi aperti, negli ultimi giorni. Lo sogno dal momento in cui hai posato le tue labbra sulla mia guancia la prima volta che ci siamo visti. E' tutto così bello, in te. Non c'è particolare che cambierei. Mi piacciono così tanto i tuoi occhi, il tuo sorriso, la tua risata.. il modo in cui ti muovi e quello in cui gesticoli.. e non sai davvero quanto ami l'innocenza con cui ti passi un dito sulle labbra. Adoro i tuoi riccioli neri ed il modo in cui ti metti il cappello. Adoro le tue mani e adoro vederti ballare. Adoro la fossetta sul tuo mento. Adoro il modo in cui ti asciughi la fronte con la salvietta, dopo le prove. Amo l'espressione che hai in volto quando canti ed amo il profumo della tua pelle.
    Davvero, non c'è nulla che cambierei. E allora se il mondo ti critica e non ti capisce, se tante persone - che sanno essere davvero cattive - dicono solo falsità sul tuo conto, se tante altre ti usano.. ricordati che io invece sto amando ogni sfumatura di te. Io sto amando tutto quello che sei, Michael.
    Per cosa vuoi scusarti, dunque? Per avermi dato un bacio? Se è così allora ti chiederò mille volte scusa.. perchè io a te sto dando tutto il mio cuore."
    Mille lacrime segnano il suo volto ed io inizio a piangere con lui. Prima d'ora non ho mai provato le sensazioni che sento in questo istante e dentro me sto urlando. Michael mi stringe forte a se' e ci scambiamo un altro bacio. Un bacio umido di lacrime.

    Iniziamo a parlare. Lui vuole sapere tutto ciò che mi riguarda e così, stretti l'uno all'altra, nel buio, illuminati solo dalla luce della luna che entra dalla finestra, gli racconto della mia vita. Gli parlo di come sono finita a Londra, della mia famiglia, dei miei interessi.
    "Sai.. so anche ballare piuttosto bene. Certo, non sono te, però in qualcosa me la cavo..mi piace molto ballare."
    "Davvero?? Perchè non me l'hai detto prima? Domani voglio assolutamente che tu venga con me in sala prove. Ci prenderemo un po' di tempo per noi, per danzare. Porta della musica. Mi fido del tuo gusto musicale!
    Comunque, Serena... tu non puoi capire cosa mi stai regalando. Solo che... Le parole che mi hai detto prima.. mi spaventano. E' stato meraviglioso sentirtele pronunciare. Il mio cuore credo si sia anche fermato, per un attimo. Ma, è vero, ho paura. E' tutto così difficile per me. Tutto ciò che mi riguarda è un casino. Tutte le persone che mi circondano, prima o poi, entrano in qualche guaio. E credimi, io ti voglio. Ti voglio più di qualsiasi cosa, però non voglio svegliarmi domani mattina nel mio letto e chiedermi se ti rivedrò, dopo stasera. Vorrei tenerti con me."
    "Tu puoi tenermi con te quanto vuoi. Non sarò certo io a scappare, Michael. Come potrei andarmene? Per quale motivo dovrei farlo? In questo momento tutto ciò che chiedo è di poter essere tua."
    Dette queste parole Michael mi bacia ancora una volta. Non riusciamo però a fermarci e, arrivati in camera dopo aver lasciato i vestiti un po' ovunque, insieme, entrambi per la prima volta, scopriamo l'amore fisico, passionale, inesperto ma istintivo. L'ora più bella della mia vita.
    Un'ora dopo o poco più, siamo avvolti fra le lenzuola ed io ho la testa appoggiata sul suo petto. Con una mano lo accarezzo e ad ogni tocco lo sento rabbrividire. Entrambi felici e appagati, pieni d'amore e ormai davvero stanchi, prendiamo infine sonno.
    Sono le 10 di mattina e Michael sta dormendo nel mio letto. Ancora non ci credo. In alcuni momenti ho paura di svegliarmi da questo magnifico sogno. Se potessi vederlo con i tuoi occhi, caro diario! E' così bello. Vorrei svegliarlo per poterlo baciare..
    Che succederà adesso? Paura, ansia. Lo voglio per me.

    7 dicembre 1991
    Caro diario,
    sono ancora qui. E' sera anzi notte, ormai.. e non ho sonno.
    Sono scossa, piacevolmente intontita e inebriata dal sapore e dal profumo di quell'uomo. Ormai è in grado di farmi perdere la testa solamente con un suo sguardo.
    Stamattina Michael aveva diversi impegni ma ha deciso di rimandarli e così abbiamo trascorso una giornata intera insieme, qui, nel mio appartamento.
    Appena sveglio Michael si è scagliato sul mio corpo e mi ha baciata, bloccando con forza la mia schiena sul letto.
    - Inesperto.. però impara in fretta -, penso. Questo comportamento così fortemente virile e dettato dall'eccitazione più evidente del suo corpo mi fa impazzire, tuttavia non riesco a trattenere un sorriso malizioso, un po' stupita ed ancora così poco abituata a tali gesti da parte sua. Il suo corpo è quasi nudo.. indossa solamente un paio di boxer bianchi e un po' attillati che lasciano ben poco spazio all'immaginazione.
    Il nostro bacio continua, le sue mani sfiorano la mia schiena per arrivare poi ai fianchi, che stringe in una presa salda. Una delle mie mani invece scivola lentamente sul suo petto e scende, portandomi ad accarezzare da sopra l'intimo il suo inguine.
    "Devo fare una doccia, posso farla qui?"
    Con la mia bocca ancora appoggiata alla sua "Certo che puoi.. troverai tutto l'occorrente già nel bagno. Usa quello alla sinistra di questa stanza.."
    Un po' imbarazzato per l'eccitazione che ancora non lo ha abbandonato si alza e con passo veloce si affretta a raggiungere il bagno. Lo guardo andarsene e resto sempre più estasiata dalla perfezione delle sue forme.
    Pochi minuti dopo mi alzo e inizio a sistemare la camera. Le lenzuola hanno il suo profumo e i suoi vestiti sono sparsi fin nella sala, insieme ai miei.
    Mi raccolgo i capelli e indosso un accappatoio nell'attesa di poter fare la doccia anche se penso che la farei volentieri con lui.. decido però di sfruttare il tempo per preparargli la colazione.
    Per fortuna in casa non manca mai il succo d'arancia..e per i dolci niente di meglio della pasticceria sotto casa. Conosco benissimo il proprietario, dunque lo chiamo e gli chiedo l'enorme favore di farmi portare a casa qualche brioches alla crema e alla marmellata.
    I cornetti arrivano subito grazie ad un ragazzino che lavora lì da poco. Sono caldi, appena sfornati. Preparo anche del caffè, del pane tostato con il burro e dei pancakes con il cioccolato fuso sopra..
    Apparecchio infine la tavola e la decoro con un vaso pieno di rose rosse che avevo in sala - le rose rosse a casa mia ci sono sempre, poi ti spiegherò il perchè - e così tutto è pronto per poter mangiare insieme.
    Mi riempio una tazza con del caffè americano e mi siedo sul mobile.. mentre sorseggio e attendo Michael ripenso alla notte appena passata.
    Mi rendo conto di quanto la mia vita sia cambiata nel giro di poche ore..
    ho scoperto un mondo nuovo, e l'ho scoperto con lui. Il ricordo del piacere e la sensazione di gioia provata quella notte, fra le sue braccia, mi provoca un brivido e mi sento mancare.. ho voglia di lui, ancora.
    Poso la tazza sul tavolo e corro in bagno, spalancando la porta della doccia..

    Michael non si aspetta assolutamente di essere interrotto e sobbalza.
    "Sono solo io, scusa se entro così.."
    Mi tende una mano, io mi tolgo l'accappatoio ed entro con lui nella doccia. Il suo sguardo è un po' confuso ed impaurito. Lo guardo e noto i suoi capelli bagnati.. ma il suo volto asciutto. Nessuna goccia d'acqua, il trucco è ancora intatto. La cosa mi incuriosisce e non poco.
    "Michael, perchè non ti bagni il viso?" chiedo debolmente.
    "Perché no. Non voglio. Non voglio che tu mi veda struccato. Non voglio vedermi nemmeno io." il suo tono è decisamente brusco e deciso, sembra non lasciare spazio ad obiezioni, ma io non mi fermo.
    "Per quale motivo una cosa simile? Michael, davvero, non ha senso tutto questo. Il mio amore per te non dipende certo da un velo di fondotinta nè dal mascara sulle tue ciglia.. e perché dici di non volerti vedere? Dio, sei così bello.. se solo tu potessi guardarti attraverso i miei occhi..
    Te lo chiedo per favore, Michael, lascia che io ti veda senza nulla in viso."
    Lui, che nel frattempo aveva smesso di insaponarsi il corpo ed era rimasto in silenzio ad ascoltarmi con lo sguardo fisso al pavimento, alza gli occhi e, fissandoli ai miei, mi dice "Non posso. Non voglio."
    Capisco che non otterrò nulla con la mia testarda insistenza ed allora pongo fine al discorso abbracciandolo. Quel contatto così nuovo e diretto fra i nostri corpi è qualcosa a cui devo ancora abituarmi.. Stringo le mie braccia attorno alla sua schiena e affondo le dita nella sua carne, con forza, quasi a voler soprrimere un desiderio rabbioso e prepotente che sembra impadronirsi di me ogni volta che mi avvicino al corpo di Michael.
    Lascio che l'acqua calda cada su di noi e funga da collante.. Intanto le sue mani disegnano i miei contorni e si fermano sul mio collo. Il suo pollice si distende fino a sfiorarmi il mento, portandomi ad alzare il viso e ad incrociare il suo sguardo. Ormai qualche goccia d'acqua sta scivolando anche lungo il suo viso, coperto da alcune ciocche di capelli bagnati, neri come la notte. Lui sembra non curarsene.
    In quella doccia si consuma il nostro secondo ed ancora impacciato incontro intimo. La mia schiena è contro la parete della doccia e le mie gambe intorno a lui che mi sorregge sollevandomi da terra. Ogni suo movimento è in grado di portarmi in un'altra dimensione e prego con tutto il mio cuore di non dovermi mai separare da lui.
    Sono eccitata e la cosa che più mi fa impazzire è guardare il suo corpo muoversi. I suoi muscoli in tensione e l'espressione di evidente piacere che si va formando sul suo viso pongono fine ad ogni tentativo di autocontrollo da parte mia. Non voglio resistergli in alcun modo e così l'amore, seppur inesperto, sconvolge ogni cosa.
    Usciamo dalla doccia e ci infiliamo gli accappatoi, ancora pienamente appagati dalla recente unione.
    Lo specchio del bagno è annebbiato dal vapore d'acqua calda e io tremo dal freddo.
    "Michael, non c'è nient'altro che ti chiederò, non pretenderò nulla da te. L'unica cosa che ti chiedo è di fidarti. Fidati di me, ti prego. Non avere paura e vedrai che non te ne pentirai." Queste parole escono dalla mia bocca rotte con un velo d'incertezza, non so che effetto avranno su di lui.
    "Io mi fido di te, davvero. Mi fido."
    "Allora siediti"e, così dicendo, sposto la sedia, che solitamente si trova di fianco alla doccia, davanti allo specchio.
    Michael si siede, con la consueta compostezza ed eleganza che gli appartiene, ed attende. Io apro il mobiletto alla destra dello specchio e prendo alcuni dischetti di cotone ed uno struccante liquido. Ne verso un po' su di un dischetto e, dopo aver spostato le ciocche di capelli da quel magnifico volto, inizio dolcemente a struccarlo.
    "Chiudi gli occhi" gli dico, e nel giro di un paio di minuti finisco il lavoro. Michael ha ancora gli occhi chiusi ed io contemplo il suo viso, senza dire nulla. Ai lati del naso ha due piccole cicatrici ed una piccola macchia color caffè copre lo spazio fra il mento e la parte destra della mandibola. Nonostante questo, ogni particolare è perfetto e armonico con il resto. Lui apre lentamente gli occhi e mi guarda, tentando di leggere l'espressione sul mio volto.
    "Sei perfetto. Dico davvero, sai?" Poso le mie mani sulle sue guance e, dopo essermi seduta sulle sue gambe, appoggio le mie labbra sulle sue.

    Aggiungo una nota : il ritratto di Katherine che emerge in questa parte di racconto è solo funzionale alla storia, non ci sono altre motivazioni dietro questa descrizione.

    Vorrei raccontarti l'intera giornata ma davvero non mi basterebbe tutta la notte.. così mi limiterò a dirti che è stata, se possibile, un continuo crescendo di emozioni. Michael è in grado di farmi scordare ogni cosa.
    Abbiamo trascorso le ore a scambiarci coccole e scherzi, le sue risate hanno invaso la mia casa ed ora che lui se ne è andato mi sembra tutto così strano!
    Non vedo l'ora che arrivi il sole e con lui, il mio amore.
    Ti lascio nella speranza di prendere sonno in fretta. Voglio sognarlo.

    10 dicembre 1991
    Caro diario,
    sono distrutta, disperata, confusa.
    Cosa è successo, mi chiedi? Non lo so. Non so spiegarmelo.
    Non vedo e non sento Michael dalla sera del 7 dicembre. Ho provato in tutti i modi possibili a mettermi in contatto con lui ma non c'è verso.
    Ho chiesto anche a Karen, che però non sembra poter essermi d'aiuto.
    Dio, era tutto così perfetto.. cosa è cambiato per lui?
    Non riesco a fare nulla. Sono ormai due giorni che continuo a dannarmi.

    11 dicembre 1991
    Caro diario,
    sono FURIOSA. E terribilmente spiazzata. Diciamo pure incazzata. Sono in balia di quell'isteria che sembrava non cogliermi più da tanto tempo.
    Oggi ho ricevuto una telefonata del tutto inaspettata ed assurda. Una telefonata che ancora vorrei poter definire 'un orribile scherzo'.
    "Buongiorno, parlo con la signorina ***?"
    "Sì.. sì, sono io. Mi scusi, chi parla?"
    "Sono Katherine. Non credo ci sia bisogno di dirle il cognome.
    Senta, sarò breve, sono sicura che capirà ciò che sto per dirle e che mi darà ascolto. Lei non deve più vedere mio figlio. Michael non può permettersi distrazioni, soprattutto non ora. So che probabilmente troverà scorretto ed ingiusto il mio comportamento ma, mi creda, lo faccio per il bene di mio figlio. Se non l'ha cercata in questi giorni è perchè sul suo conto, signorina, gli sono state riferite alcune notizie, su mia richiesta, che pare lui non abbia preso bene - ovviamente e per fortuna.
    Non voglio che lei lo cerchi, e non provi a giustificarsi con lui. La prego."
    Così si è chiusa la telefonata. Nemmeno il tempo di ribattere. Katherine Jackson mi impedisce di vedere l'uomo che amo, tutto senza spiegazioni valide.
    Dove è finita la dolce donna e madre di cui Michael mi ha sempre parlato??
    Rabbia. Dentro di me solo rabbia. Cosa significa tutto ciò?
    Vorrei spaccare tutto ciò che mi circonda.
    Mi spiace cara Katherine, non starò a guardare mentre mi porta via ciò che amo. E soprattutto, non lascerò che Michael possa perdere ciò che abbiamo creato.
    Si aspetti una reazione.


    ... TO BE CONTINUED
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    Re: [FAN FICTION] Un amore Londinese

    Messaggio  *°*Bad_girl90*°* il Mer Nov 11, 2009 7:01 pm

    si siiii continuaaaa

      La data/ora di oggi è Dom Apr 22, 2018 11:56 am